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Impiego in sicurezza delle stazioni di energia

Nel mondo militare l’emergenza è la normalità operativa, ma dal punto di vista giuridico non sospende gli obblighi di sicurezza.

Autore: Tommaso Tescione


           

Nel mondo militare l’emergenza è la normalità operativa, ma dal punto di vista giuridico non sospende gli obblighi di sicurezza. Piuttosto, li rende più difficili da gestire e quindi più esigenti.

Un gruppo elettrogeno in emergenza può esporre a diversi rischi:

  • elettrico (contatti diretti/indiretti);
  • meccanico (parti in movimento);
  • chimico (carburanti, fumi);
  • ambientale (spazi confinati, rumore).

Questi rischi siano previsti prima, non gestiti solo “al momento”.


Il ruolo dei responsabili: comando come garanzia attiva

Nel contesto militare, il responsabile (comandante, ufficiale tecnico, capo nucleo) non è solo un coordinatore operativo, ma un vero garante della sicurezza.

Questo significa che, anche in emergenza, deve aver costruito a monte un sistema che renda possibile lavorare in sicurezza. Non gli viene chiesto di eliminare il rischio (impossibile), ma di dimostrare che:

  • l’impiego dei gruppi elettrogeni è stato valutato nel DVR anche in scenari emergenziali;
  • il personale è stato formato e addestrato a operare in condizioni degradate;
  • esistono procedure semplificate ma sicure per l’attivazione rapida;
  • sono disponibili DPI adeguati e realmente utilizzabili (non solo teorici).

La responsabilità nasce soprattutto quando manca questa preparazione. Se un operatore fa male a sé stesso a ad altri perché improvvisa in un contesto non pianificato, il problema non è l’errore individuale, ma l’assenza di organizzazione.


Gli operatori specializzati: autonomia tecnica ma non discrezionalità assoluta

Gli operatori dei gruppi elettrogeni (elettricisti, tecnici logistici, specialisti del genio) hanno una posizione diversa: non sono garanti dell’organizzazione, ma sono responsabili delle proprie azioni tecniche.

In pratica, da loro ci si aspetta che:

  • riconoscano situazioni di pericolo evidente (cavi danneggiati, ambienti saturi di fumi, spazi non ventilati);
  • non eseguano manovre chiaramente non sicure, anche sotto pressione operativa;
  • utilizzino i DPI quando previsti, senza considerarli opzionali;
  • segnalino anomalie o condizioni non compatibili con un impiego sicuro.

Nel contesto militare questo è un punto delicato, perché esiste una forte spinta all’esecuzione dell’ordine. Tuttavia, la normativa (anche applicata alle Forze Armate) non elimina il principio per cui l’operatore qualificato ha un margine di responsabilità tecnica.

In altre parole: l’urgenza non giustifica manovre pericolose se esistono alternative ragionevoli.


Il vero equilibrio: rapidità operativa vs sicurezza minima garantita

La gestione dei gruppi elettrogeni in emergenza è un tipico caso di equilibrio tra due esigenze:

  • ripristinare energia in tempi rapidissimi (missione operativa);
  • evitare infortuni o esposizioni dannose (obbligo giuridico).

La normativa non pretende la perfezione, ma richiede che esista una “soglia minima non negoziabile” di sicurezza.

Questo si traduce, in modo molto concreto, in alcune logiche operative:

  • meglio un’attivazione leggermente più lenta ma controllata, che una immediata ma improvvisata;
  • le procedure devono essere semplificate prima, non durante l’emergenza;
  • l’addestramento deve simulare condizioni reali (buio, stress, ambienti degradati);
  • la sicurezza deve essere integrata nella procedura operativa, non aggiunta dopo.

Nel lavoro con gruppi elettrogeni in emergenza e non, la normativa non impone rigidità incompatibili con l’operatività, ma richiede una cosa molto precisa:

che l’emergenza sia prevista, addestrata e organizzata, non improvvisata:

  • I responsabili devono costruire le condizioni per operare in sicurezza anche sotto pressione;
  • gli operatori devono applicare competenza tecnica senza trasformare l’urgenza in rischio inutile.

Ed è proprio qui che oggi si gioca la responsabilità, più che nel singolo gesto:
nella qualità della preparazione prima dell’emergenza.

           

Criteri di gestione della sicurezza

Quando un operatore utilizza un gruppo elettrogeno, soprattutto in condizioni di emergenza, i controlli di sicurezza non sono un rituale formale ma una sequenza mentale e operativa che serve a evitare errori rapidi ma potenzialmente gravi. Il quadro normativo di riferimento resta il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, che impone di verificare sempre condizioni, attrezzature e ambiente prima e durante l’uso.

Più che una checklist rigida, è utile pensare a tre momenti: prima dell’avvio, durante il funzionamento e in fase di arresto/intervento.

La fase iniziale è quella che determina quasi tutto il livello di sicurezza. Un operatore esperto non “accende e basta”, ma si prende qualche minuto per leggere la situazione.

La prima verifica riguarda l’ambiente: il gruppo elettrogeno deve essere posizionato in un’area stabile, non allagata, con sufficiente ventilazione. L’errore più pericoloso è usarlo in ambienti chiusi o semi-chiusi, perché i gas di scarico (in particolare il monossido di carbonio) sono invisibili ma rapidamente letali.

Subito dopo viene il controllo dell’integrità del mezzo. L’operatore osserva:

  • eventuali perdite di carburante o olio;
  • stato dei cavi (nessuna abrasione, isolamento integro): quanche automezzo potrebbe aver danneggiato i conduttori;
  • fissaggi e protezioni meccaniche;
  • verificare che non si siano introdotti animali nei vani sbarre di distribuzione;
  • verificare assenza di ostacoli davanti al fungo di arresto di emergenza.

Un passaggio fondamentale è la messa a terra. In ambito militare potrebbe essere stata trascurata per rapidità, ma resta una delle protezioni principali contro il rischio elettrico. Se prevista, deve essere realizzata correttamente prima dell’avvio. Pericolosissimo collegare o scollegare il conduttore di protezione durante l'alimentazione del carico.

Infine c’è il controllo della configurazione elettrica: capire cosa si sta alimentando. Collegamenti improvvisati, connessioni labili o adattamenti “di fortuna” sono statisticamente tra le cause più frequenti di incidente.

Una volta avviato, il gruppo elettrogeno non è “autonomo”: richiede attenzione costante.

L’operatore deve sviluppare una sorta di sensibilità ai segnali anomali. Rumori irregolari, vibrazioni eccessive o odori insoliti sono spesso i primi indicatori di un problema. Anche senza strumenti sofisticati, l’esperienza operativa conta molto.

Va mantenuto sotto controllo il carico elettrico: evitare di superare la potenza nominale e distribuire correttamente le utenze. Il sovraccarico o ventilazione non corretta non sono solo un problema tecnico, ma un rischio diretto di incendio o guasto improvviso.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è la gestione del carburante. Il rifornimento, se non diversamente specificato nel manuale d'uso,  non deve mai avvenire con motore caldo o in funzione, e va fatto evitando dispersioni e vapori.

Nel frattempo, l’operatore deve proteggere sé stesso:

  • distanza di sicurezza dalle parti calde e in movimento;
  • distanza da emissioni di fumi di scarico;
  • uso di DPI (protezione uditiva, guanti, eventualmente occhiali);
  • attenzione ai cavi e sbarre sotto tensione;
  • l'autorizzazione all'accensione del gruppo elettrogeno deve essere prerogativa di una sola persona incaricata che ha la responsabilità di controllare la posizione del personale prima di procedere.

In ambiente militare, dove più persone possono operare contemporaneamente, diventa importante anche mantenere ordine nell’area di lavoro, evitando cavi sparsi o ostacoli.

Molti incidenti avvengono proprio nelle fasi finali o durante piccoli interventi tecnici.

Prima di qualsiasi operazione (manutenzione, controllo, spostamento), il gruppo deve essere:

  • spento;
  • isolato elettricamente;
  • lasciato raffreddare.

Intervenire “al volo” su un generatore acceso o caldo è una tipica scorciatoia operativa che può avere conseguenze serie.

Dopo l’arresto, un operatore attento esegue sempre un controllo rapido:

  • verifica eventuali anomalie emerse durante il funzionamento;
  • controlla perdite o danni;
  • segnala problemi per interventi successivi.

Questo passaggio è fondamentale anche sul piano della responsabilità: documentare e comunicare le criticità evita che il rischio si ripresenti al turno successivo.


Il filo conduttore: consapevolezza operativa

Al di là dei singoli controlli, ciò che la normativa richiede davvero è una cosa più profonda:
l’operatore deve essere consapevole del rischio in ogni fase.

Nel caso dei gruppi elettrogeni, questo significa:

  • non dare mai per “sicuro” un impianto solo perché funziona;
  • non sacrificare completamente la sicurezza alla rapidità;
  • riconoscere quando "fermarsi" è la scelta più sicura.

In ambito militare, dove la pressione operativa è alta, questo equilibrio è delicato. Ma è proprio qui che si misura la professionalità: non nell’assenza di rischio, ma nella capacità di gestirlo senza subirlo.

Un reparto del Genio o delle Trasmissioni non si limita ad “accendere un generatore”, ma:

  • crea un’infrastruttura temporanea sicura;
  • gestisce rischi complessi e mutevoli;
  • protegge operatori e civili.

E questo richiede una cosa fondamentale:
disciplina tecnica anche sotto pressione estrema.

 

Esempio di SOP per l'impiego di stazioni di energia

1. SCOPO

Garantire l’impiego sicuro ed efficace dei gruppi elettrogeni in condizioni operative ed emergenziali, riducendo i rischi elettrici, meccanici, ambientali e sanitari per il personale.


2. CAMPO DI APPLICAZIONE

La presente procedura si applica a:

  • operatori specializzati (elettricisti, tecnici);
  • personale di supporto autorizzato;
  • comandanti di squadra/nucleo.

In contesti:

  • operativi;
  • addestrativi;
  • emergenziali (blackout, disaster response, basi avanzate).

3. RESPONSABILITÀ

Comandante / Responsabile del nucleo

  • garantisce pianificazione, addestramento e disponibilità DPI;
  • verifica l’idoneità dell’area e delle condizioni operative;
  • autorizza l’impiego.

Operatore specializzato

  • esegue controlli tecnici e operativi;
  • conduce avvio, gestione e arresto;
  • segnala anomalie.

Personale di supporto

  • mantiene area sicura e sgombra;
  • non interviene senza autorizzazione.

4. PROCEDURA OPERATIVA

L’operatore, sotto responsabilità del comandante, valuta rapidamente ma con metodo:

  • Area di impiego
    • terreno stabile, non allagato;
    • distanza da strutture chiuse o personale non necessario;
    • ventilazione naturale garantita.
  • Rischi ambientali
    • assenza di materiali infiammabili nelle vicinanze;
    • attenzione a strutture degradate (possibile presenza amianto o polveri che possono essere sollevate dalla ventilazione).
  • Integrità del gruppo
    • nessuna perdita di carburante/olio;
    • protezioni meccaniche integre;
    • assenza di danni evidenti.
  • Linea elettrica
    • cavi integri e non esposti;
    • connessioni stabili;
    • carico previsto compatibile.
  • Messa a terra
    • installata se prevista;
    • collegamento sicuro e verificato.

CRITERIO DI BLOCCO:
Se una di queste condizioni non è soddisfatta → NON AVVIARE e segnalare.

Sequenza operativa:

  1. Verificare che il carico sia disinserito (se previsto);
  2. Avviare il gruppo secondo manuale tecnico;
  3. Lasciare stabilizzare il regime;
  4. Collegare progressivamente le utenze.

Durante l’avvio:

  • mantenere distanza da parti in movimento;
  • evitare contatti con superfici calde;
  • utilizzare DPI previsti.

Vietato:

  • avviare con cavi danneggiati;
  • collegare carichi improvvisati;
  • operare senza visibilità sufficiente (senza illuminazione adeguata).

FASE 3 – GESTIONE IN ESERCIZIO

Durante il funzionamento l’operatore mantiene vigilanza attiva:

  • controllo visivo continuo (fumi, vibrazioni, perdite);
  • monitoraggio del carico (evitare sovraccarico);
  • verifica livello carburante (senza rifornire a caldo);
  • mantenimento area sgombra e ordinata.

Segnali di allarme:

  • rumori anomali;
  • odore di bruciato;
  • surriscaldamento;
  • cali di tensione improvvisi.

In presenza di anomalie:
RIDURRE CARICO → ARRESTARE → SEGNALARE


FASE 4 – RIFORNIMENTO

  • spegnere il gruppo;
  • attendere raffreddamento;
  • rifornire in area ventilata;
  • evitare dispersioni.

 Assolutamente vietato:

  • rifornire con motore acceso;
  • fumare o usare fiamme libere.

Sequenza:

  1. Disinserire carichi;
  2. Lasciare stabilizzare;
  3. Spegnere il gruppo;
  4. Isolare elettricamente;
  5. Attendere raffreddamento.

Dopo arresto:

  • controllo visivo rapido;
  • verifica eventuali danni o anomalie;
  • segnalazione al responsabile.

5. MISURE DI SICUREZZA GENERALI

Durante tutte le fasi:

  • mantenere distanza di sicurezza;
  • utilizzare DPI (guanti, protezione uditiva, ecc.);
  • evitare operazioni in ambienti chiusi;
  • non improvvisare modifiche tecniche;
  • rispettare sempre la catena di comando.

6. GESTIONE DELLE EMERGENZE

In caso di:

  • incendio → usare estintore idoneo (no acqua su impianti elettrici);
  • folgorazione → interrompere alimentazione prima di intervenire;
  • inalazione fumi → evacuare immediatamente area.