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Il trattamento delle acque nelle operazioni del Genio

Una funzione logistica essenziale, strettamente connessa alla sopravvivenza delle Unità e alla continuità operativa.

Autore: Tommaso Tescione


           
Potabilizzatore OMP POT 001 a osmosi inversa - OMP Engineering

Nel contesto delle operazioni militari, e in particolare nelle attività del Genio, il trattamento delle acque a livello campale rappresenta una funzione logistica essenziale, strettamente connessa alla sopravvivenza delle Unità e alla continuità operativa. Non si tratta semplicemente di “rendere potabile” una risorsa, ma di garantire un approvvigionamento idrico sicuro, continuo e conforme agli standard sanitari anche in condizioni estreme, spesso caratterizzate da contaminazioni ambientali, carenze infrastrutturali o minacce di tipo NBC (nucleare, biologico, chimico).

All’interno della dottrina militare, il supporto idrico rientra nelle funzioni di "combat service support" ed è affidato a unità specialistiche del Genio, integrate con la componente sanitaria e logistica. Queste Unità operano in coordinamento lungo un ciclo ben definito: individuazione della fonte, captazione, trattamento, stoccaggio, distribuzione e controllo della qualità. In scenari operativi complessi, come missioni all’estero o interventi in emergenza sul territorio nazionale, questo ciclo deve essere autonomo e resiliente, cioè capace di funzionare senza il supporto di reti civili.

Dal punto di vista tecnico, il Genio impiega sistemi di potabilizzazione campale modulari containerizzati, progettati per essere trasportabili e rapidamente dispiegabili. Tali sistemi sono in grado di trattare acque superficiali, sotterranee o anche salmastre, mediante combinazioni di filtrazione meccanica, adsorbimento su carboni attivi, disinfezione chimica (tipicamente clorazione) e osmosi inversa. Quest’ultima tecnologia è particolarmente rilevante in ambito militare, perché consente di rimuovere un’ampia gamma di contaminanti, inclusi agenti chimici e biologici potenzialmente impiegati in scenari di guerra non convenzionale.

Dottrina militare e standard NATO

Le procedure adottate dall’Italia si inseriscono in un quadro più ampio definito dagli standard della NATO, che ha sviluppato nel tempo una dottrina specifica per la gestione delle risorse idriche in operazioni. In ambito NATO, la qualità dell’acqua destinata al consumo umano è regolata da documenti tecnici e standardizzazione (STANAG), che stabiliscono criteri minimi di sicurezza, metodologie di analisi e responsabilità operative.

Un principio fondamentale della dottrina NATO è che l’acqua distribuita alle truppe debba essere equivalente, per quanto possibile, agli standard civili dei Paesi occidentali, anche in condizioni di emergenza. Ciò implica non solo il rispetto di parametri microbiologici e chimici, ma anche l’adozione di procedure di controllo continuo e tracciabilità del processo. In altre parole, la potabilizzazione non è considerata un atto isolato, bensì un sistema integrato di gestione del rischio, molto vicino al concetto civile di Water Safety Plan.

All’interno di questo quadro, il Genio militare opera in stretta collaborazione con le unità sanitarie, in particolare quelle specializzate nella difesa NBC. Queste ultime svolgono un ruolo cruciale nella valutazione preventiva delle fonti idriche, nell’identificazione di contaminazioni non convenzionali e nella validazione finale della potabilità. La sinergia tra Genio e sanità militare è quindi un elemento strutturale della dottrina, non un aspetto accessorio.

Procedure operative e controllo della qualità

Dal punto di vista procedurale, il trattamento dell’acqua in ambito militare segue un approccio rigoroso e sequenziale, che riflette sia le esigenze operative sia i vincoli normativi. Dopo l’individuazione della fonte, viene effettuata una valutazione preliminare della qualità, spesso con strumenti portatili che consentono analisi rapide in campo. Successivamente si procede al trattamento vero e proprio, che può includere più stadi a seconda del livello di contaminazione.

Un aspetto particolarmente rilevante è il controllo continuo della qualità dell’acqua prodotta. In ambito militare, questo controllo non è limitato a verifiche occasionali, ma costituisce un’attività sistematica che accompagna tutte le fasi della distribuzione. I parametri microbiologici (come la presenza di Escherichia coli), chimici (metalli pesanti, nitrati) e fisici (torbidità) vengono monitorati con frequenza elevata, anche mediante kit portatili, mentre le analisi più approfondite possono essere demandate a laboratori mobili o strutture accreditate.

È importante sottolineare che, anche in ambito militare, il riferimento ultimo resta la normativa nazionale. In Italia, il Decreto Legislativo 18/2023 stabilisce i requisiti di qualità per le acque destinate al consumo umano, e tali requisiti devono essere rispettati anche nelle operazioni militari, salvo condizioni eccezionali debitamente motivate. Questo significa che l’acqua prodotta in campo dal Genio deve essere, a tutti gli effetti, conforme agli standard civili.

Responsabilità, validazione e abilitazioni

La questione della responsabilità è particolarmente delicata, perché in ambito militare si sovrappongono competenze operative e sanitarie. In linea generale, il Genio è responsabile della realizzazione e gestione del sistema di approvvigionamento e trattamento, mentre la validazione sanitaria della potabilità spetta al personale medico e ai servizi sanitari militari. Questi ultimi operano in modo analogo alle autorità sanitarie civili, come le ASL, e si avvalgono di personale qualificato – chimici, biologi, tecnici della prevenzione – nonché di laboratori attrezzati.

In termini di abilitazione, il controllo ufficiale della potabilità richiede competenze specifiche e l’utilizzo di metodologie riconosciute. Anche in ambito militare, le analisi devono essere eseguite secondo standard comparabili a quelli dei laboratori accreditati (ISO/IEC 17025), garantendo affidabilità e riproducibilità dei risultati. Questo aspetto è fondamentale non solo per la tutela della salute del personale, ma anche per la responsabilità legale e operativa dei comandanti.

Considerazioni

Nel complesso, il trattamento delle acque a livello campale nel Genio rappresenta un esempio di integrazione tra capacità tecnica, dottrina operativa e normativa sanitaria. L’influenza degli standard NATO ha contribuito a uniformare le procedure e a elevare il livello di sicurezza, mentre la normativa nazionale assicura un riferimento giuridico chiaro anche in contesti emergenziali.

Ne emerge un sistema in cui la potabilizzazione non è solo una funzione tecnica, ma un processo complesso che coinvolge competenze ingegneristiche, sanitarie e organizzative, con l’obiettivo di garantire, anche nelle condizioni più critiche, un bene essenziale come l’acqua in condizioni di sicurezza e conformità.

           
Serbatorio flessibile OMP

 

Classi di utilizzo dell’acqua (dal massimo al minimo livello qualitativo)

 

1. Acqua potabile (uso alimentare)

È il livello più alto.

Destinata a:

  • bere;
  • preparazione di alimenti;
  • uso diretto umano.

Riferimento normativo: Decreto Legislativo 18/2023

Deve rispettare:

  • assenza di patogeni (E. coli = 0);
  • limiti chimici rigorosi (metalli, nitrati, pesticidi);
  • parametri organolettici accettabili.

In ambito militare/NATO è lo standard richiesto per il personale.

 

2. Acqua per uso sanitario (igiene personale)

Leggermente meno restrittiva, ma comunque sicura.

Destinata a:

  • docce;
  • lavaggio mani;
  • igiene personale

Deve garantire:

  • assenza di patogeni pericolosi;
  • sicurezza per contatto cutaneo e ingestione accidentale.

Può tollerare:

  • lievi scostamenti organolettici (odore/sapore);
  • alcuni parametri chimici meno stringenti.

In pratica: spesso coincide con acqua potabile, ma in emergenza può avere standard leggermente inferiori.

 

3. Acqua per preparazione/cottura alimenti

Categoria intermedia, molto importante in emergenza.

Destinata a:

  • cottura (bollitura, preparazione cibi);
  • lavaggio alimenti (con cautela).

Requisiti:

  • microbiologicamente sicura;
  • resa sicura tramite bollitura preventiva se la preparazione dei cibi prevede temperature <100°C;
  • contaminanti chimici sotto soglie non pericolose.

Nota:

  • la bollitura elimina la maggior parte dei patogeni (batteri, virus e protozoi);
  • non elimina contaminanti chimici (metalli, pesticidi).

L’acqua deve raggiungere il punto di ebollizione: circa 100 °C (a livello del mare).
A questa temperatura, i microrganismi patogeni vengono inattivati rapidamente.
Tempi:

  • almeno 1 minuto di ebollizione continua è sufficiente nella maggior parte dei casi;
  • in alta quota (oltre ~2000 m), dove l’acqua bolle a temperature più basse, meglio prolungare a 3 minuti.

In ambito militare campale:

  • può essere ammessa acqua non pienamente potabile se sottoposta a trattamento termico.

 

4. Acqua per lavaggio stoviglie

Livello inferiore.

Destinata a:

  • lavaggio utensili da cucina;
  • pulizia superfici alimentari

Deve:

  • non essere fortemente contaminata biologicamente;
  • non lasciare residui tossici

Trattamento:

  • viene comunque disinfettata (cloro);
  • oppure si usa acqua calda per compensare qualità inferiore.

 

5. Acqua per lavaggio indumenti e usi tecnici

Livello minimo per usi non critici.

Destinata a:

  • lavaggio vestiti;
  • pulizie generiche;
  • usi tecnici/logistici.

Può essere:

  • non potabile;
  • anche con carica batterica moderata.

Non deve:

  • contenere sostanze corrosive o altamente tossiche.

Tipicamente:

  • acqua grezza o solo filtrata grossolanamente.

 

Tabella riassuntiva:

Livello Uso Requisiti

Contr.sanit.

obbligatorio

Kit campali

 sufficienti

 
🟢 Potabile Bere/alimenti Massimi (normativi) ✅ SEMPRE ❌ NO  
🔵 Sanitario Igiene Molto alti ⚠️ PARZIALE ✅ SI  
🟡 Cottura Preparazione cibi Medi (termotrattabili) ⚠️ CON SUPERVISIONE ✅ SI  
🟠 Stoviglie Lavaggio utensili Moderati ❌ NO (di norma) ✅ SI  
🔴 Tecnico Indumenti/pulizie Minimi ❌ NO ✅ SI  

 

Nella dottrina NATO e del Genio:

  • si tende sempre a uniformare verso lo standard potabile;
  • ma in emergenza si applica il principio: fit for purpose” (idonea allo scopo).

cioè:

  • acqua diversa per usi diversi;
  • per ottimizzare risorse e capacità logistica.

Concetto chiave

Non si considera una sola “potabilità”:
esiste una scala di idoneità sanitaria basata sulla valutazione di:

  • rischio microbiologico;
  • rischio chimico;
  • tipo di esposizione umana.
           

Esempio di SOP per  Potabilizzazione campale con sistemi ad alta capacità

1. Scopo

Garantire la produzione, distribuzione e controllo di acqua destinata al consumo umano in ambito operativo, assicurando:

  • sicurezza microbiologica e chimica;
  • continuità della produzione;
  • tracciabilità e controllo qualità.

 

2. Campo di applicazione

Applicabile a:

  • unità del Genio impiegate in operazioni campali;
  • missioni NATO o multinazionali;
  • interventi emergenziali (supporto civile/protezione civile)

 

3. Responsabilità

Comandante/Responsabile impianto:

  • autorizza l’uso della fonte idrica;
  • valida l’avvio produzione;
  • supervisiona sicurezza e logistica.

Capo nucleo potabilizzazione:

  • gestisce impianto RO;
  • controlla parametri operativi;
  • coordina operatori.

Operatore tecnico:

  • esegue captazione, trattamento e manutenzione;
  • registra dati operativi.

Sanità militare / NBC:

  • valida potabilità;
  • esegue controlli microbiologici/chimici;
  • autorizza distribuzione.

 

4. Fasi operative

 

4.1 Individuazione e captazione della fonte

Obiettivi.

  • selezionare fonte idrica idonea;
  • minimizzare rischio contaminazione

Procedure.

preferire:

  • acque superficiali correnti (fiumi);
  • falde profonde

evitare:

  • acque stagnanti;
  • aree industriali/agricole contaminate

Verifiche iniziali.

  • ispezione visiva (torbidità, odore, colore);
  • test rapido (pH, cloro, conducibilità);
  • valutazione rischio NBC.

Se rischio elevato → attivare protocollo CBRN

 

4.2 Pre-trattamento.

Scopo.

Proteggere le membrane RO e migliorare efficienza

Operazioni:

  • grigliatura grossolana;
  • filtrazione sabbia/multistrato;
  • carboni attivi (se necessari);
  • dosaggio coagulanti (acque torbide)

Parametri target:

  • torbidità < 5 NTU (preferibile < 1 NTU);
  • assenza di solidi grossolani.

 

4.3 Trattamento a osmosi inversa (RO).

All'avvio impianto verificare:

  • pressione di esercizio;
  • integrità membrane;
  • assenza perdite.

Parametri operativi tipici:

  • pressione: 10–25 bar (variabile);
  • recovery rate: 30–70%;
  • conducibilità permeato: conforme standard.

Monitoraggio continuo:

  • pressione ingresso/uscita;
  • portata;
  • conducibilità;
  • temperatura.

Deviazioni → arresto e manutenzione.

 

4.4 Post-trattamento (fondamentale).

L’acqua potabile è chimicamente pura ma non stabile.

 

Operazioni obbligatorie:

  • disinfezione (clorazione): cloro residuo libero: 0.2 – 0.5 mg/L;
  • eventuale remineralizzazione;
  • regolazione pH.

Senza disinfezione → acqua NON distribuibile

 

4.5 Stoccaggio.

Contenitori:

  • serbatoi certificati (tank flessibili o rigidi);
  • materiali idonei uso alimentare.

Requisiti:

  • copertura totale (luce = rischio biologico);
  • protezione da contaminazioni esterne;
  • etichettatura (data/ora produzione).

Tempi massimi di stoccaggio:

  • acqua clorata: 24–72 ore;
  • oltre → richiede nuovo controllo/disinfezione

In clima caldo: ridurre tempi

 

4.6 Distribuzione.

Modalità:

  • rete campale
  • autobotti
  • contenitori individuali

Regole:

  • evitare contaminazioni secondarie;
  • mantenere cloro residuo per ossidazione organici;
  • pulizia periodica contenitori

 

5. Controllo qualità

5.1 Controlli in campo (giornalieri):

  • cloro residuo;
  • pH;
  • torbidità;
  • conducibilità.

 

5.2 Controlli microbiologici (periodici).

  • E. coli → assente;
  • coliformi → assenti.

 

5.3 Controlli chimici (quando necessario):

  • metalli;
  • nitrati;
  • contaminanti specifici.

Conforme a STANAG 2136 e normativa nazionale

 

6. Frequenza controlli

Tipo controllo  e Frequenza:

  • parametri base:  ogni turno;
  • cloro residuo: continuo;
  • microbiologico: giornaliero/periodico;
  • chimico completo: settimanale o secondo il rischio.

7. In caso di non conformità.

Azioni immediate:

  • sospensione distribuzione;
  • isolamento lotto acqua;
  • verifica impianto;

Correttive:

  • nuova disinfezione
  • manutenzione membrane
  • cambio fonte

 

8. Sicurezza operativa.

  • DPI obbligatori;
  • gestione prodotti chimici (cloro);
  • procedure NBC attive se necessario

 

9. Registrazione dati (obbligatoria).

Registro impianto:

  • fonte idrica;
  • parametri operativi;
  • risultati analisi;
  • interventi manutenzione:
  • volumi prodotti.

Fondamentale per tracciabilità e responsabilità.

 

10. Principi chiave operativi.

  • acqua sempre fit for purpose;
  • priorità: sicurezza microbiologica;
  • controllo continuo > controllo finale;
  • integrazione Genio + Sanità.

 

Nota finale operativa:

L’acqua è un sistema, non un prodotto, cioè:

  • la qualità dipende da tutta la filiera;
  • non basta potabilizzare → serve controllare continuamente.