Le Centurie del Genio
Unità del Genio incaricate dei rilevanti lavori del Genio nelle immediate retrovie del fronte, e ingegnosamente dedicate anche al recupero, alla protezione e alla salvaguardia dei monumenti e delle opere d’arte.
Autore: Luigi Infussi
La forza dell’Arma del Genio crebbe da poche migliaia di uomini, nel maggio 1915, a oltre 110.000 nell’ottobre del 1917, raggiungendo circa un nono della fanteria, fino ad oltrepassare le 170.000 unità combattenti (il 20% della fanteria combattente) nell’ultimo periodo del conflitto, tra ottobre e novembre 1918.
L’Arma del Genio, che ha sempre privilegiato obiettivi concreti, interpretando l’autentica vocazione degli italiani al fare e al costruire, per assolvere i compiti ricevuti annoverava un ampio spettro di specialità, corrispondenti alle innovative esigenze operative sul fronte, nelle retrovie e nel cielo della battaglia, quali lagunari, teleferisti, ferrovieri, radiotelegrafisti, pompieri, minatori, aviatori, aerostieri e molte altre.



Nel quadro di tale crescita, la capacità lavorativa fu notevolmente potenziata grazie al contributo fornito dalle cosiddette CENTURIE, incaricate dei rilevanti lavori del Genio nelle immediate retrovie del fronte, e ingegnosamente dedicate anche al recupero, alla protezione e alla salvaguardia dei monumenti e delle opere d’arte.
Per brevità, ci limiteremo a sottolineare l’importanza del ruolo delle Centurie nel contesto italiano della Grande Guerra: inizialmente impiegate nelle retrovie, operarono poi ovunque, fino in Francia e nel Nord Europa, su tutto il fronte occidentale. Esse presero pienamente forma nel secondo anno della Prima Guerra Mondiale e continuarono ad assolvere il proprio determinante compito anche ben oltre la fine del conflitto, proseguendo l’attività in Francia con la costituzione delle Truppe Ausiliarie in Francia, acronimo T.A.I.F. (*), per un totale di 60.000 uomini, ovvero 600 centurie. Considerato il prezioso contributo fornito, appare ancora oggi ingiusto che, a causa della trattazione storica di quel periodo, la memoria della loro opera sia stata relegata a un ricordo “dietro le quinte”.
È pur vero che il corpo normativo sul funzionamento dei servizi nelle zone delle retrovie, affidato al genio civile e in vigore nel 1915 all’avvio della mobilitazione, fu gestito in maniera piuttosto sbrigativa, giustificato da un Regio Decreto di qualche anno precedente (n. 1462 del 1° dicembre 1912, entrato in vigore il 2 aprile 1913). Tale servizio avrebbe dovuto essere svolto interamente dai funzionari del genio civile appositamente mobilitati, ma in realtà ciò avvenne solo in misura marginale.
In concreto, i lavori furono inizialmente svolti facendo ampio ricorso alla creazione di numerosi reparti di milizia territoriale, chiamati **Centurie** di lavoratori, tratti dalle milizie stesse; successivamente si fece ricorso ai richiami di classi precedenti, fino alla classe del 1874, nel 1917, arrivando all’impiego di 1.200 centurie. Tali unità vennero inoltre integrate con il reclutamento di operai, uomini e donne, di età compresa tra i 17 e i 60 anni, e, eccezionalmente, anche di fanciulli tra i 15 e i 17 anni. L’impegno lavorativo prevedeva dalle 6 alle 12 ore al giorno, per tutti i giorni della settimana, con permanenza sul luogo di lavoro per l’intera durata del contratto. Tutte le maestranze venivano assicurate, nonostante la guerra, contro gli infortuni sul lavoro e contro i rischi bellici. Il reclutamento degli operai, dal 1915 all’ottobre del 1917, fu mediamente di 140.000 unità, mentre nell’ultimo anno di guerra si ridusse a circa 100.000.
Per operare, fino all’ottobre del 1917, le Centurie disponevano di mezzi meccanici speciali e di attrezzature tecniche di ogni tipo per i lavori in terra e su roccia (**), nonché per il trasporto su ruota e su binario; tuttavia, gran parte di tali dotazioni andò perduta durante la ritirata di Caporetto, tra ottobre e novembre 1917, causando gravi difficoltà prima del loro ripristino.
L’opera più grandiosa delle Centurie fu la Strada delle Gallerie sul Pasubio (zona della 1ª Armata), costruita dalle centurie 349, 523, 621, 630, 765 e 776. Ad esempio, la 206ª, nel 1917, operava in Tognola alle dipendenze del Comando Genio della 17ª Divisione e della 5ª Compagnia Zappatori.

In generale, le Centurie realizzarono ovunque opere di consolidamento e costruzione di strade e ponti, tronchi ferroviari a scartamento ridotto, impianti ospedalieri, alloggiamenti provvisori, acquedotti e opere idrauliche, piazzole per artiglieria e cimiteri. Complessivamente costruirono 3.200 km di strade, 1.200 km di carrarecce, 1.000 km di mulattiere, eseguirono 380 rinforzi di ponti e costruirono 130 nuovi ponti per un totale di 4.000 metri, oltre alla maggior parte dei 530 nuovi acquedotti. A ciò si aggiunse la “ripulitura” del campo di battaglia e, non ultimo, il recupero e la salvaguardia dei monumenti e delle opere d’arte.
Con le prime incursioni aeree e i bombardamenti austriaci su Venezia e Ancona emerse chiaramente la volontà del nemico di intensificare gli attacchi sulle coste adriatiche. Nel corso dell’intero conflitto, la sola città di Venezia subì 42 incursioni, durante le quali furono sganciate 1.029 bombe, di cui 300 nella sola notte tra il 26 e il 27 febbraio 1918. Furono colpiti ripetutamente l’Arsenale, la stazione ferroviaria e la stessa Piazza San Marco. In particolare, il 24 ottobre 1915, le bombe danneggiarono l’affresco del Tiepolo sul soffitto della Chiesa degli Scalzi e, nel corso del 1916, la Chiesa di Santa Maria Formosa. Venezia fu colpita fino al termine del conflitto, con ingenti danni a chiese ed edifici pubblici.
Per conto del Comando Supremo del Regio Esercito, Ugo Ojetti, scrittore, giornalista ed esperto d’arte, partito volontario come ufficiale di complemento dell’Arma del Genio, si occupò per tutta la durata della guerra di coordinare le soprintendenze nelle delicate operazioni di salvaguardia delle opere d’arte, in particolare nelle regioni Veneto, Trentino e Friuli. A margine, si ricorda che lo stesso Ojetti fu incaricato di redigere il testo del volantino, stampato in 350.000 copie in italiano e in tedesco, lanciato il 9 agosto 1918 sui cieli di Vienna dalla squadriglia comandata da Gabriele D’Annunzio (***).
Tali operazioni consistevano principalmente nella realizzazione di opere provvisionali per il consolidamento delle strutture esterne degli edifici, mediante incastellature e sacchetti di sabbia a protezione delle facciate e delle decorazioni, opere di sostegno come la fasciatura dei pilastri e apprestamenti quali casseforme, centine e armature, oltre a interventi di puntellamento per mantenere in posizione stabile e sicura le parti strutturali. Veniva inoltre organizzato un servizio di vigilanza antincendio e, quando possibile, le opere d’arte venivano trasferite in luoghi più sicuri, dopo essere state accuratamente imballate, tenendo conto della loro importanza.




Il trasporto delle opere d’arte dalle città più vicine al fronte verso località più sicure richiese una scrupolosa organizzazione, nonostante i tempi estremamente ridotti. Per tutte le operazioni furono realizzati servizi fotografici, a cura dei reparti fotografici, anche con lo scopo di censire monumenti e opere d’arte dei territori coinvolti. In particolare, grazie a tale servizio, per la Basilica di San Marco venne realizzata, presso l’I.S.C.A.G. di Roma, dalla “Scuola di plasticisti e modellisti” (oggi scomparsa), una riproduzione fedele di tutte le opere di protezione della basilica, tuttora visibile. Con la stessa perizia furono creati numerosi plastici e modelli, alcuni dei quali arricchiscono ancora oggi musei italiani, come il Museo della Civiltà Romana a Roma, il Museo di Castel Sant’Angelo e il Museo della Tecnica a Milano.
Il trasporto delle opere d’arte dalle città più vicine al fronte verso località più sicure richiese una scrupolosa organizzazione, nonostante i tempi estremamente ridotti. Per tutte le operazioni furono realizzati servizi fotografici, a cura dei reparti fotografici, anche con lo scopo di censire monumenti e opere d’arte dei territori coinvolti. In particolare, grazie a tale servizio, per la Basilica di San Marco venne realizzata, presso l’I.S.C.A.G. di Roma, dalla “Scuola di plasticisti e modellisti” (oggi scomparsa), una riproduzione fedele di tutte le opere di protezione della basilica, tuttora visibile.
Con la stessa perizia furono creati numerosi plastici e modelli, alcuni dei quali arricchiscono ancora oggi musei italiani, come il Museo della Civiltà Romana a Roma, il Museo di Castel Sant’Angelo e il Museo della Tecnica a Milano.
Fino alla fine del 1916, la maggior parte delle opere fu trasferita a Firenze; dal 1917, invece, a Roma, presso Castel Sant’Angelo e nel cortile di Palazzo Venezia, dove furono collocati anche i cavalli bronzei di San Marco.



Nei giorni dell’arretramento del fronte italiano tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 1917, a seguito della ritirata di Caporetto, fu impartito l’ordine di organizzare lo sgombero degli oggetti d’arte delle province di Belluno, Treviso e Venezia. All’inizio di novembre 1918, nonostante l’eccellente lavoro svolto dalle Centurie del Genio, i danni al patrimonio storico risultarono ingenti e, come in tutte le guerre, molti oggetti d’arte andarono perduti.

Qualche anno dopo la fine della Grande Guerra, sull’onda emotiva del contributo fornito dall’Arma del Genio e del suo ruolo decisivo per la vittoria, venne concepito, per iniziativa del generale Mariano Borgatti, del colonnello Lorenzo Penna e del professor Ugo Ojetti, allora maggiore del Genio, il monumento “Ai Caduti dell’Arma del Genio”. L’opera fu realizzata dal noto scultore Eugenio Maccagnani, autore anche di opere del Vittoriano. Il monumento venne inaugurato solennemente dal Re d’Italia il 20 novembre 1925, sul lato ovest della cinta di Castel Sant’Angelo, sede del primo Museo Militare di Roma, allora denominato “Museo Storico dell’Arma del Genio” (13 febbraio 1906).
Il monumento ha da poco raggiunto il prestigioso traguardo dei cento anni. Successivamente, nel quadro delle operazioni di trasferimento dell’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio presso l’attuale sede al Foro Italico, sul Lungotevere della Vittoria, il monumento fu ricostruito nell’attuale collocazione di Piazza Maresciallo Giardino e, dopo essere rimasto per alcuni anni presso la vicina Batteria Tevere, venne riconsacrato dal Vescovo Castrense il 20 marzo 1937, in occasione della posa della prima pietra della nuova infrastruttura, inaugurata poi il 23 giugno 1940, con l’Italia già in guerra.
**Note:**
(*) La T.A.I.F. fu costituita nel 1918 e contava 60.000 uomini al comando del generale Giuseppe Tarditi (Torino, 21/04/1865 – Roma, 27 novembre 1942). Era articolata in quattro raggruppamenti di 15.000 uomini ciascuno; ogni raggruppamento comprendeva cinque nuclei da 3.000 uomini, suddivisi in 10 compagnie, ciascuna formata da 3 centurie (100 uomini per centuria). Le Truppe Ausiliarie Italiane in Francia (TAIF) svolsero attività quali scavo di trincee, costruzione di rifugi, movimentazione materiali, posa di linee telegrafiche, apertura e manutenzione di strade e “ripulitura” dei campi di battaglia.
Altri lavoratori furono trasferiti in Francia al seguito delle linee di montaggio della Caproni. Nell’ultimo anno di guerra gli Alleati compresero il ruolo decisivo dell’aviazione e decisero la creazione di un’armata aerea da bombardamento, scegliendo il trimotore Caproni. A Bordeaux venne realizzata una grande officina per il montaggio dei velivoli con componenti prodotti soprattutto negli Stati Uniti. (torna al testo)
(**) Dotazioni: 3.600 carri da trasporto, 85 km di binari Decauville, 728 carrelli Decauville, 923 botti d’innaffiamento, 4 sfangatrici, 616 spartineve, 107 compressori, 70 frantoi, 18 perforatrici, 5 escavatori, 3 locomotive stradali con rimorchio (Trinacria-Petronio Russo), oltre 150.000 attrezzi vari. (torna al testo)
(***) Alla missione partirono undici velivoli (dieci SVA monoposto e uno SVA biposto con il capitano Palli e D’Annunzio), ma completarono l’azione otto apparecchi. “S.V.A.” è l’acronimo dei progettisti Umberto Savoja e Rodolfo Verduzio e della ditta costruttrice Ansaldo. (torna la testo)