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Comparsa massiva dei droni in teatro bellico

I materiali convenzionali di inizio guerra non possono più contrastare efficacemente i moderni equipaggiamenti bellici, rappresentati da sistemi capaci di controllo remoto o, addirittura, autonomo assistito dall’intelligenza artificiale. Infatti hanno fatto la loro comparsa i droni che, al momento, rappresentano la parte preponderante dei sistemi d’attacco e difesa per la loro economicità ed efficacia.

Autore: Roberto De Angelis


Valutazione preliminare.

Esistono ormai centinaia di modelli di droni che possono assolvere le più svariate funzioni sul terreno ed è praticamente impossibile valutarli nella loro interezza. Ma possiamo iniziare dando uno sguardo veloce a quanto si verifica nel conflitto russo- ucraino, fermo restando che le informazioni conosciute dalle fonti accessibili potrebbero non corrispondere pienamente a quelle reali.


Perché i droni

Questa campagna ci sta dimostrando che i materiali convenzionali di inizio guerra non possono più contrastare efficacemente i moderni equipaggiamenti bellici, rappresentati da sistemi capaci di controllo remoto o, addirittura, autonomo assistito dall’intelligenza artificiale. Infatti, aldilà delle varie tipologie di missili già stipate negli arsenali, hanno fatto la loro comparsa i droni che, al momento, rappresentano la parte preponderante dei sistemi d’attacco e difesa per la loro economicità ed efficacia. Vediamone alcune tipologie, le più impiegate fino a questo momento.

 

Droni russi

 

HESA Shahed 136 (fonte Internet).

È un drone suicida progettato dall'azienda aeronautica iraniana Shahed e costruito dalla ditta HESA. Il drone, in servizio nelle fila delle forze armate iraniane dal 2021 e progettato per colpire bersagli terrestri in un raggio massimo di circa 2500 km, è stato rapidamente acquisito dalle forze armate russe che, con il loro impiego massivo, hanno tempestato il territorio ucraino. Prodotto su licenza anche da parte russa con il nome di Geran-2, ha visto rapidamente ampliarsi la gamma in diverse versioni, tra cui la Geran-3 dotata di motore a reazione in sostituzione dell'originale propulsore a pistoni. Dall’analisi dei detriti sul terreno si è visto che i Geran vengono prodotti con i materiali più vari (tra cui il legno) e sono caratterizzati da estrema grossolanità costruttiva.

            
Shahed 136
            
Geran 2

Shahed 136 e Geran 2

Drone con ala a delta di circa 2,5 metri, del peso di circa 200 kg (50 di carica in HE o ad effetto termobarico) ospita un motore ad elica a due pale (circa 50 HP) e può raggiunge la propria destinazione attraverso coordinate GPS introdotte nel sistema di navigazione autonomo prima del lancio. È nota anche l'implementazione di funzionalità IA per l'acquisizione automatica dei bersagli nella fase finale del volo, con aumento della resilienza in caso di interferenze elettroniche. Nelle varie versioni ha costi che oscillano tra 25 e 50 mila euro.


Drone Lancet (fonte Corriere della Sera, sito internet).

Sotto la denominazione Lancet si cela una famiglia di droni prodotti dal gruppo aeronautico russo Zala Aero. La versione più comunemente impiegata sul campo di battaglia è il più grande Lancet-3, il cui predecessore più piccolo, il Lancet-1, è stato impiegato all’inizio della guerra ucraina.

Il Lancet-3 è la variante più grande dei «droni suicidi» di fabbricazione russa. È stato progettato e sviluppato dall'azienda Zala Group, una sussidiaria del Gruppo Kalashnikov. Il drone è stato presentato nel giugno 2019 in occasione del Forum Tecnico-Militare, una fiera della difesa che si è tenuta presso il Patriot Park, nella periferia di Mosca. È concepito per dirigersi verso una posizione specifica, stazionare nell'area e successivamente attaccare un obiettivo. È equipaggiato con telecamere e altri sensori che gli consentono di individuare e tracciare i bersagli, per poi colpirli con precisione. Gli ultimi modelli comparsi sul teatro operativo sono controllati da un qualche tipo di intelligenza artificiale.

            
Un drone Lancet (immagine tratta dal sito di ZALA Aero)

Il raggio d'azione supera i 40 chilometri, rendendo il drone particolarmente utile per missioni di controbatteria e attacchi a installazioni di difesa aerea.
Un singolo drone Lancet costa circa 35.000 dollari, rendendolo una delle piattaforme d'attacco più convenienti nell'arsenale di droni della Russia. A tal proposito è bene evidenziare che, pur essendo la Russia soggetta a sanzioni internazionali, nei frammenti di Lancet abbattuti sono stati rinvenuti materiali che provengono da Stati Uniti, Svizzera, Cina, Paesi Bassi, Germania, Corea del Sud e Russia.

Droni ucraini


Bayraktar TB2.

Pur dal costo considerevole di qualche milione di euro, questo APR ha fatto la sua comparsa nelle forze armate ucraine fin dall’inizio del conflitto. Si tratta di modelli prodotti in Turchia (che ne sta aumentando versatilità ed efficienza), creati per osservazione ed attacco. Il modello base è il Bayraktar (versione TB2 e TB2S), ovvero un APR sviluppato come hunter-killer per la sorveglianza a lunga autonomia ed a medie altitudini con possibilità di carico esplosivo di circa 150 kg e/o razzi anticarro a lungo raggio (fonte Wikipedia). Trattandosi di modelli già conosciuti, sono stati rapidamente neutralizzati dalle forze russe soprattutto con contromisure elettroniche.

            
Drone Bayraktar in volo

Merops (fonte Italia Oggi. Sito internet).

Questo drone, il cui nome evoca razze di uccelli cacciatori di insetti, è stato sviluppato dall’americana Swift Beat fondata da Erich Schmidt (ex CEO di Google) ed è attualmente costruito su licenza in Ucraina per essere impiegato quale caccia droni (siano essi di tipo suicida che da osservazione). Si tratta di uno dei più moderni ed efficaci velivoli APR sul teatro bellico. Talmente efficace che le stesse Forze Armate USA ne hanno chiesto all’Ucraina una fornitura per contrastare il massiccio impiego dei droni Shahed iraniani nella campagna in atto in medio oriente. Può volare a circa 280 km/h con raggio d’azione di circa 20 km, con carico bellico di circa 2 kg di HE a frammentazione. 

            
Drone Merops cacciadroni.

Dotato di telecamere, sensori ed intelligenza artificiale ha capacita autonome di acquisizione e distruzione di bersagli. Possiede, inoltre, contromisure elettroniche che gli permettono di operare in territori nei quali il GPS o i segnali radio vengono disturbati, perché di fatto “vede” i bersagli ed è portato sull’obiettivo dal suo sistema di navigazione. Costa all’incirca 13mila euro. Questo drone, che ha ampiamente dimostrato di neutralizzare il 90% dei droni nemici, è dotato di ampia flessibilità operativa, cosa che ha spinto gli ucraini ad acquisirne la licenza per la produzione nazionale. Ha finora abbattuto un migliaio di droni russi.

 

Bullet (fonte SKY TG24. Internet).

Prodotti dalla ditta ucraina General Cherry, questi droni riescono a intercettare obiettivi aerei che si muovono fino a 230-250 km/h. 
Può volare fino ad una velocità di 310 km/h, raggiungere un’altitudine di 3000 metri e riconoscere autonomamente un bersaglio fino ad un raggio di 600 metri, Particolarità di questo prodotto di ultima generazione è la possibilità di creare molte sue parti con stampanti 3D ed utilizzare la guida assistita dall’intelligenza artificiale per l’acquisizione dei bersagli. 

            
Drone cacciadroni Bullet.

Tutto ciò ad un costo di circa 2000 euro. Il Bullet, come descritto dall’azienda che lo produce è caratterizzato da alta velocità, durata di volo di circa 25 minuti alla massima velocità e gittata tattica di circa 25 chilometri.

 

Sea baby (fonte internet: Canale Scienza e Tecnologia).
Questo sistema acquatico, sviluppato dalle Forze Armate ucraine per contrastare lo strapotere della marina russa del Mar Nero, presenta i miglioramenti tecnici di una piattaforma suicida già precedentemente impiegata con successo, con caratteristiche migliorate di autonomia operativa e di capacità di carico. La marina russa, a causa delle perdite subite, è stata costretta sulla difensiva e ad una ridistribuzione delle proprie unità del Mar Nero.

            
Sea Baby con lanciarazzi (fonte Businness Insider).
            
Sea Baby con mitragliatore (fonte Businness Insider).

Dotato di profilo basso per ridurre la rilevabilità sia visiva che radar, gode di capacità di carico modulare per configurare il sistema a diverse tipologie di missione, dalla ricognizione all'attacco diretto contro obiettivi navali o costieri. L'architettura del drone prevede un sistema di propulsione atto a raggiungere obiettivi situati a distanza rispetto alle coste fino a 1500 km con una capacità di carico di 2 tonnellate.
Concepito come vettore kamikaze per attacchi diretti contro unità navali russe, è stato ampliato con versioni equipaggiate con armamenti aggiuntivi, inclusi missili terra-aria montati su appositi supporti e piattaforme di lancio per droni FPV (First Person View).
La dottrina operativa sviluppata intorno a questi sistemi marini prevede l'impiego coordinato in sciame.

Droni terrestri

Avreste mai pensato che i droni potessero combattere battaglie terrestri confrontandosi su fronti contrapposti o che potessero addirittura fare prigionieri umani? Fino a qualche anno fa l’avremmo quantomeno dubitato, ma ciò che accade nel teatro russo-ucraino in questo momento sta stravolgendo le nostre convinzioni! 

Una prima analisi.
Il settore dei droni terrestri, tecnicamente chiamati UGV (Unmanned Ground Vehicle), è finora rimasto nell’anonimato poiché si preferisce parlare degli UAV (Unmanned Air Vehicle), molto più spettacolari e visibili. È di questi giorni, però, la notizia che l’implementazione sul campo di battaglia degli UGV da parte dei contendenti stia ottenendo risultati via via più eclatanti (come riportato da numerosi quotidiani nazionali). 
Nel teatro bellico russo-ucraino, l’unico in cui si stanno contrapponendo due eserciti regolari di terra, entrambi i contendenti sentono forte il bisogno di sacrificare il meno possibile i propri combattenti sull’altare della guerra. Ecco pertanto comparire sul terreno due nuovi antagonisti: due eserciti costituiti da droni terrestri per il combattimento ravvicinato. Queste nuove macchine, che sono comandate a distanza con vari dispositivi di trasmissione (radio, cavo elettrico o fibra ottica), hanno comunque la capacità di agire autonomamente quando le contromisure avversarie li isolino dal loro controllore: l’IA implementata consente loro di fissare autonomamente gli obiettivi e portare comunque a termine la missione assegnata. Il merito va a reparti specializzati nell’uso di robot da combattimento, reparti che hanno già rivendicato centinaia di missioni portate a termine con successo senza l’impiego di soldati sul campo.

Un esercito di droni per sostituire le truppe “umane”.
Considerando che le società moderne non accettano più di buon grado il sacrificio di migliaia dei propri figli sull’altare della guerra, osserviamo che entrambi gli eserciti ricorrono ormai a queste macchine per infliggere il maggior danno possibile al nemico colpendolo laddove l’offesa è più insopportabile: il fattore umano. Sembra quindi che l’obiettivo a lunga scadenza di tutti sia quello di utilizzare al massimo livello droni e robot terrestri controllati da piloti al sicuro a chilometri di distanza dalla linea del fronte, per conquistare terreno salvaguardando le proprie fanterie. La tendenza a sostituire una forte percentuale di fanteria con mezzi autonomi o semi autonomi, inizialmente usati solo per evacuazioni e rifornimenti, oggi è orientata a impiegarli costantemente in operazioni a contatto diretto col nemico.

L'importanza dei droni nel conflitto.
Nello specifico, le truppe hanno apportato un continuo e progressivo miglioramento nell’utilizzo di droni aerei e terrestri per coordinare perlustrazioni e attacchi nei pressi di bunker o rifugi del nemico. Come documentato da un reportage da media internazionali, gli UGV utilizzati nel corso dell’operazione, hanno fruito della collaborazione di dispositivi aerei per la ricognizione e l’attacco coordinato. Tutti i droni, terrestri e aerei, erano armati, forniti di una o più telecamere e dotati di IA per eventuali azioni autonome. 
Esistono video, la cui veridicità è ampiamente provata, che mostrano scene surreali. Nelle riprese si vedono soldati uscire strisciando dai nascondigli, con le braccia alzate, timorosi, mentre avanzano e si arrendono sulla neve. Ma non si arrendono ad altri soldati nemici, si arrendono a robot, ovvero piccoli veicoli cingolati armati di mitragliatrice e altoparlante, controllati da remoto. 
Il risultato, ottenuto usando all’unisono sciami aerei e robot di terra, prefigura una nuova strategia nella conduzione della guerra. E, per comprendere appieno questa nuova tattica bellica, teniamo presente che queste apparecchiature, a differenza di quanto si possa credere, forniscono una visuale diretta “in prima persona”, ovvero ciò che realmente “vede” il robot. Equivalgono agli occhi del fante, con il vantaggio che il processo decisionale è sviluppato da remoto, in condizioni di relativa calma e sicurezza e senza il fattore emotivo di chi combatte per la propria vita.
In questa ottica la collaborazione tra lo sciame aereo e le truppe robotiche di terra è fondamentale in quanto gli UAV consentono agli UGV di muoversi liberamente su un terreno reso impervio dalle condizioni atmosferiche invernali proprie del teatro invernale russo-ucraino, dove fango e neve sono i principali ostacoli.

L’importanza dell’addestramento.
Lo sviluppo di queste nuove tattiche di guerra presenta, per contro, moltissime difficoltà dovute all’impiego di attrezzature di cui non si conoscono ancora le reali capacità ed i limiti di funzionamento. 
I risultati ottenuti, quindi, non sono casuali e per acquisirli i materiali sono stati sottoposti a innumerevoli prove e a esercitazioni costanti per superare le sfide che il piano tattico richiedeva. I mezzi autonomi o semi-autonomi, infatti, tendono ad interferire tra loro o a non sincronizzarsi reciprocamente nelle azioni congiunte. A questo si aggiunga che lo sviluppo dei nuovi sistemi di locomozione e lo studio profondo delle metodologie d’attacco delle truppe avversarie ha consentito di focalizzarne al massimo il livello d’impiego, ottenendo scontri a fuoco tra robot quale preludio a nuovi tipi di combattimento, in cui macchine e intelligenza artificiale assumono un ruolo sempre più centrale sulla linea di contatto.

Alcune tipologie di UGV russi.              

 

 
            
 

 
Alcune tipologie di UGV ucraini.

            
 
            
 
            
 

 
Esito delle operazioni e sviluppi futuri.
Il fatto che droni possano conquistare posizioni nemiche e fare prigionieri senza alcun coinvolgimento della fanteria, fa intuire che quanto sta accadendo in questo teatro bellico sia un vero e proprio laboratorio tecnico-tattico, che attira l’attenzione dei governi di tutto il mondo, soprattutto nello sviluppo di nuovi sistemi di intelligenza artificiale idonei al coordinamento degli sciami di droni (swarming). Questa è una propensione non è più limitata al teatro che l’ha generata ma sta proliferando rapidamente, ampliando tecnologie che sono al momento allo stato embrionale.

Conclusione.
Il fatto che droni possano conquistare posizioni nemiche e fare prigionieri senza alcun coinvolgimento della fanteria, fa intuire che quanto sta accadendo in questo teatro bellico sia un vero e proprio laboratorio tecnico-tattico, che attira l’attenzione dei governi di tutto il mondo, soprattutto nello sviluppo di nuovi sistemi di intelligenza artificiale idonei al coordinamento degli sciami di droni (swarming). Questa è una propensione non più limitata al teatro di guerra che l’ha generata e sta proliferando rapidamente con l’ampliamento delle tecnologie che in questo momento sono solamente allo stato embrionale.
Siamo solo agli esordi di questa enorme sfida tecnologica ma già da ora abbiamo l’obbligo di porci alcune domande fondamentali: chi controllerà realmente il fuoco delle armi? Affidereste incondizionatamente strategia e armi all’intelligenza artificiale? Come possiamo essere sicuri che sul campo di battaglia queste apparecchiature siano in grado di distinguere un amico da un nemico, un civile da un militare? Lo vedremo negli sviluppi futuri e, seppure vi sia una corrente di pensiero che approverebbe questa autonomia tattica delle macchine, sarebbe opportuno tenere ben chiaro che la decisione finale debba sempre essere presa da un essere umano e dalla sua coscienza!