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12 novembre – Nassiriya: il sacrificio di chi serve la pace

Il 12 novembre non ricordiamo soltanto una tragedia. Ricordiamo uomini e donne che hanno servito il Paese lontano da casa, spesso in condizioni difficili e pericolose. Ricordiamo i loro nomi, il loro impegno e il sacrificio delle loro famiglie.


            

Il 12 novembre 2003, un attentato terroristico a Nassiriya, in Iraq, colpì duramente l'Italia, provocando la morte di diciannove nostri connazionali, tra militari e civili. Da quella tragedia è nata una ricorrenza nazionale dedicata a tutti coloro che hanno perso la vita nelle missioni internazionali. Una giornata per ricordare, rendere omaggio e riflettere sul valore del servizio prestato lontano dalla Patria.

Nassiriya, 12 novembre 2003: una giornata che l'Italia non ha dimenticato

Alle ore 10:40, ora locale, del 12 novembre 2003, la città di Nassiriya, nel sud dell'Iraq, fu teatro di uno degli attentati più gravi della storia recente italiana. Un'autocisterna carica di esplosivo, condotta da attentatori suicidi, riuscì a raggiungere la base Maestrale, sede del contingente italiano impegnato nell'operazione internazionale «Antica Babilonia», provocando una devastante esplosione. L'autocisterna carica di esplosivo raggiunse l'ingresso della base Maestrale. Il carabiniere Andrea Filippa, che era di guardia, riuscì a fermare gli attentatori al posto di blocco; l'esplosione avvenne all'ingresso e provocò anche la deflagrazione del deposito munizioni. Questo particolare è importante perché l'intervento del Carabiniere contribuì a limitare conseguenze ancora più gravi.

La deflagrazione investì gli edifici che ospitavano i Carabinieri e il personale militare italiano, causando il crollo e il danneggiamento delle strutture, incendi e gravissime distruzioni. L'attentato provocò complessivamente 28 vittime: 19 italiani e 9 cittadini iracheni. Numerosi furono anche i feriti.

Tra i connazionali che persero la vita vi erano dodici Carabinieri, cinque Militari dell'Esercito e due Civili, impegnati nelle attività di supporto alla missione.

Fu un colpo durissimo per le Forze Armate, per le Istituzioni e per l'intero Paese. La notizia attraversò rapidamente l'Italia, suscitando commozione e partecipazione. Le immagini provenienti dall'Iraq mostrarono a tutti la drammaticità di quanto era accaduto e il prezzo che anche in tempo di pace può essere richiesto a chi opera nelle aree di crisi.

I nomi dei Caduti: uomini, non soltanto numeri.

Dietro il numero delle vittime ci sono persone, famiglie, storie professionali e personali, progetti e affetti interrotti.

I diciannove italiani caduti nell'attentato furono:

Carabinieri

  • Enzo Fregosi
  • Giovanni Cavallaro
  • Alfonso Trincone
  • Alfio Ragazzi
  • Massimiliano Bruno
  • Daniele Ghione
  • Filippo Merlino
  • Giuseppe Coletta
  • Ivan Ghitti
  • Domenico Intravaia
  • Orazio Maiorana
  • Andrea Filippa

Esercito Italiano

  • Massimiliano Ficuciello
  • Silvio Olla
  • Emanuele Ferraro
  • Alessandro Carrisi
  • Pietro Petrucci

Civili

  • Stefano Rolla
  • Marco Beci

A loro si aggiungono i nove cittadini iracheni che persero la vita nell'esplosione, vittime anch'essi di una violenza che colpì indistintamente chi si trovava in quella zona.

Ricordare i Caduti significa restituire a ciascuno la propria identità, riconoscendo il valore del servizio prestato e il dolore delle famiglie che ancora oggi ne custodiscono la memoria.

 

L'operazione Antica Babilonia: il contributo italiano in Iraq

La presenza italiana in Iraq si inseriva nel quadro degli interventi internazionali successivi alla caduta del regime di Saddam Hussein.

L'operazione «Antica Babilonia», avviata il 15 luglio 2003 e terminata il 1° dicembre 2006, prevedeva l'impiego di un contingente italiano nell'area meridionale del Paese, schierato nella provincia irachena del Dhi Qar, nell'ambito della divisione multinazionale a guida britannica. con compiti di sicurezza, stabilizzazione, assistenza alla popolazione e sostegno alla ricostruzione; infatti, l'attività dei militari italiani non si limitava ai compiti di sorveglianza e protezione. Comprendeva anche il supporto alle autorità locali, la collaborazione con le organizzazioni internazionali, l'assistenza sanitaria, la formazione delle forze di sicurezza irachene e il ripristino di infrastrutture e servizi essenziali.

In questo contesto assumeva particolare importanza il contributo delle componenti specialistiche dell'Esercito, chiamate a mettere a disposizione competenze tecniche, organizzative e operative in un ambiente complesso e caratterizzato da condizioni di sicurezza particolarmente difficili.

Il lavoro svolto dai militari italiani dimostrava come le capacità delle Forze Armate potessero essere impiegate non soltanto nella dimensione strettamente militare, ma anche nella ricostruzione di condizioni di sicurezza e di vita per le popolazioni locali.

L'attentato di Nassiriya ricordò drammaticamente quanto fosse elevato il rischio affrontato da uomini e donne in uniforme e da personale civile impegnato in quelle attività.

 

Una tragedia che riguarda tutte le missioni internazionali

Nassiriya è diventata il simbolo di una memoria più ampia, che comprende tutti i militari e i civili italiani caduti durante le missioni internazionali.

Nel corso degli anni, l'Italia ha partecipato a numerose operazioni in diversi scenari geografici: dai Balcani al Libano, dall'Afghanistan all'Iraq, fino alle missioni in Africa e nel Mediterraneo.

In questi contesti, il personale italiano è stato chiamato a svolgere compiti differenti: mantenimento della sicurezza, protezione della popolazione, addestramento delle forze locali, assistenza umanitaria, bonifica di ordigni esplosivi, sorveglianza, ricostruzione e cooperazione internazionale.

Non sempre si è trattato di ambienti nei quali la pace era già raggiunta. Molto spesso i contingenti hanno operato in territori segnati da conflitti, tensioni, terrorismo e instabilità, dove anche un'attività di assistenza o di ricostruzione poteva comportare rischi elevati.

In queste condizioni, il valore della professionalità, della preparazione e della solidarietà tra commilitoni ha assunto un significato particolare.

Il sacrificio di chi non è tornato riguarda tutte le componenti delle Forze Armate e il personale civile che ha condiviso responsabilità e rischi nell'ambito delle operazioni internazionali.

 

Il contributo del Genio e delle Trasmissioni nelle missioni all'estero

Per l'Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori d'Italia, questa ricorrenza rappresenta anche un'occasione per ricordare il contributo specifico delle due Armi nelle operazioni fuori dai confini nazionali.

I Genieri costituiscono una componente fondamentale nelle attività di supporto alle operazioni militari e alla popolazione. La loro professionalità si esprime nella realizzazione e nel ripristino delle infrastrutture, nella costruzione di ponti e piste, nella mobilità, nella protezione delle installazioni, nella bonifica degli ordigni esplosivi e negli interventi a favore della sicurezza dei territori. In molte aree di crisi, il lavoro del Genio rappresenta una condizione indispensabile per consentire la mobilità dei contingenti, garantire la sicurezza delle installazioni e favorire il ritorno a condizioni di normalità.

Le Trasmissioni, dal canto loro, assicurano uno degli elementi essenziali di ogni operazione: la possibilità di comunicare, coordinare e dirigere le attività. Le reti di comunicazione, i collegamenti radio, i sistemi informatici e le infrastrutture di comando e controllo consentono alle diverse componenti operative di agire in modo coordinato, mantenendo i collegamenti tra i reparti, i comandi e le autorità impegnate nella missione.

Sono attività spesso poco visibili all'esterno, ma indispensabili per il funzionamento di qualsiasi dispositivo militare.

Dietro ogni ponte costruito, ogni strada ripristinata, ogni ordigno rimosso e ogni collegamento assicurato vi sono competenze, responsabilità e uomini e donne che operano in condizioni spesso difficili.

Ricordare i Caduti significa anche riconoscere il valore di queste professionalità e il contributo che le Armi del Genio e delle Trasmissioni continuano a offrire al servizio del Paese.

 

Il 12 novembre: una giornata nazionale della memoria

Per conservare il ricordo della tragedia di Nassiriya e onorare tutti coloro che hanno perso la vita nelle operazioni internazionali, il Parlamento italiano ha istituito, con la Legge 12 novembre 2009, n. 162, la «Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace».

La scelta del 12 novembre non è casuale: coincide con la data dell'attentato di Nassiriya e trasforma l'anniversario di quella tragedia in un momento di commemorazione collettiva.

La legge riconosce alla ricorrenza il carattere di solennità civile e prevede la possibilità di organizzare cerimonie, iniziative commemorative, attività di studio e momenti di riflessione, anche nelle scuole.

La giornata non è dedicata soltanto alle vittime dell'attentato del 2003, ma a tutti i militari e civili italiani caduti nelle missioni internazionali, in ogni tempo e in ogni luogo.

È un richiamo alla memoria collettiva e alla responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di vicende che hanno segnato la storia recente del nostro Paese.

 

Il ricordo come responsabilità verso le nuove generazioni

A distanza di anni, Nassiriya continua a rappresentare una ferita nella memoria nazionale.

Il trascorrere del tempo non deve attenuare il significato di quella tragedia, né trasformare il ricordo in una semplice ricorrenza formale. È importante conoscere le circostanze storiche, ricordare i nomi dei Caduti e comprendere il contesto nel quale uomini e donne delle istituzioni hanno svolto il proprio servizio.

La memoria deve essere anche occasione di riflessione sul valore del dovere, sulla solidarietà, sulla preparazione professionale e sul significato del servizio alla collettività.

Per gli appartenenti alle Armi del Genio e delle Trasmissioni, ricordare i Caduti delle missioni internazionali significa riconoscersi in una tradizione fatta di competenza tecnica, spirito di sacrificio, disciplina e disponibilità a operare ovunque il Paese richieda il proprio contributo.

Sono valori che non appartengono soltanto al passato, ma che continuano a caratterizzare l'impegno quotidiano di chi indossa l'uniforme.

A tutti i Caduti militari e civili nelle missioni internazionali, il riconoscente omaggio dell'ANGET.

La memoria non è soltanto il dovere di ricordare chi non c'è più: è l'impegno a trasmettere alle generazioni future il significato del servizio, della responsabilità e della dedizione al Paese.